Dopo l’accesa diatriba sull’applicabilita’ della sanzione penale di cui all’art. 650 c.p., il nuovo Decreto Legge del 25 marzo interviene in modo radicale sancendo la depenalizzazione, con effetto retroattivo, di tutte violazioni delle misure di contenimento (ad esclusione del caso di chi si trova in quarantena perché positivo al virus).

Pertanto, a decorrere dal 26/03/2020, si applicherà a tutte le violazioni inerenti agli spostamenti la sanzione amministrativa da Euro 400 a Euro 3.000 (aumentata di 1/3 se la violazione avviene con l’utilizzo di un veicolo).

I trasgressori dovranno pagare il minimo della sanzione entro 60 giorni dalla contestazione ridotta del 30% se il pagamento verra’ effettuato entro 5 giorni. La reiterazione della violazione comportera’ il raddoppio della sanzione amministrativa. Non e’ previsto il sequestro ne’ la confisca del mezzo.

Quanto all’effetto retroattivo del suddetto decreto legge si evidenzia che le sanzioni penali, gia’ accertate ai sensi dell’art. 650 c.p., sono sostituite dalla suddetta sanzione amministrativa nella misura minima ridotta alla meta’.

Da cio’ ne consegue che l’Autorita’ Giudiziaria o il Pubblico Ministero, a secondo che sia iniziata o meno l’azione penale, dovranno trasmettere gli atti dei procedimenti alla competente Autorita’ amministrativa per l’irrogazione della suddetta sanzione amministrativa nella misura minima ridotta.

Per il pagamento in misura ridotta non si applica il meno favorevole art. 16 della Legge n. 689/1981 ma bensi’ l’art. 202, comma 1, del Codice della Strada.

E’ da evidenziarsi che per quanto riguarda i soggetti in quarantena, perche’ risultati positivi al virus, alla violazione del divieto assoluto viene ora sanzionata ai sensi dell’art. 260 del Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 (vd. sul punto la prima pagina sull’argomento del sito) con un inasprimento della sanzione che ora prevede l’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500,00 a 5.000,00 Euro.

Il suddetto decreto legge prevede altresi’ che le misure di contenimento siano adottate con i DPCM anche su proposta delle Regioni la cui potesta’ di emettere Ordinanze e’ limitata ora a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario nel loro territorio potendo in tal caso introdurre ulteriori misure restrittive, con efficacia limitata, sino all’adozione (rectius: “nelle more dell’adozione”) del DPCM che regoli la materia.

Ferma restando la possibilita’ per il Ministero della Salute di adottare, e solo in caso di estrema necessita’ urgenza, fino al momento dell’adozione dei DPCM, ulteriori misure atte ad evitare la diffusione del virus.

Se ne deduce che qualora il contenuto delle Ordinanze regionali risultino in contrasto con i successivi DPCM prevarranno questi ultimi.

D’altra parte (come gia’ evidenziato nella nota di aggiornamento del 24 marzo) di fronte a provvedimenti fra loro contrastanti i destinatari degli stessi non possono venir privati della certezza del diritto senza sapere quale norma rispettare.

Quanto ai Sindaci e’ invece espressamente previsto, “a pena di inefficacia”, che non possono adottare Ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali.

 

STUDIO LEGALE ASSOCIATO NICOLETTI - ZARO

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